Novembre 2019

Parola d’ordine: thought leadership!

Si sa: in un mercato sempre più affollato, competitivo e sfidante, riuscire a distinguersi è davvero difficile. Non basta raccontare i propri prodotti e servizi e spiegare perché sono, o dovrebbero essere, i migliori.

Occorre, invece, risultare autorevoli, competenti e capaci di rispondere in modo chiaro e credibile alle domande che, su tematiche specifiche, si pone la propria comunità di riferimento che può comprendere: clienti, prospect, decision makers, media, mondo accademico, e così via.

Insomma, bisogna dimostrarsi in grado di proporre soluzioni reali a problemi concreti, mettendo a disposizione idee ed expertise, facendosi percepire come una risorsa e costruendo un rapporto di fiducia con il pubblico. In pratica, essere un thought leader.

Ripetiamolo ancora una volta: il contenuto è la chiave

Superfluo ribadire quanto, oggi, i contenuti – con una chiara strategia alle spalle –  siano importanti per la comunicazione di un’azienda e imprescindibili per costruire una thought leadership.

In quest’ottica, bisogna puntare sugli esperti in materia presenti in ogni organizzazione, sia essa una startup, una PMI o una multinazionale: in primis, ovviamente, i vertici societari – imprenditori o dirigenti – ma anche figure professionali quali product manager, coordinatori di progetto, responsabili delle vendite e così via.

I contenuti a loro firma devono essere collegati all’attualità, quando possibile del tutto originali e, comunque, sempre espressione di un piano d’azione coerente e articolato nel tempo. Solo così consentono di generare visibilità, credibilità e autorevolezza per l’intera organizzazione e per sé, incrementando la brand awareness, migliorando la reputazione aziendale, supportando la lead generation e agevolando la chiusura di trattative.

Essere esperti non basta…

Indubbiamente, competenze ed esperienze sono imprescindibili per la creazione di questi contenuti. Tuttavia, conoscere la materia è una condizione necessaria ma non sufficiente.

Pensiamo, ad esempio, a una serie di bylined article da proporre ai media tradizionali o di guest post da pubblicare su popolari blog: affinché siano in grado di informare, educare e influenzare, devono catturare l’interesse di chi legge anche grazie a un’esposizione chiara e una narrazione coinvolgente, che eviti toni autopromozionali causa di inevitabile scetticismo.

In sostanza per diventare thought leader, bisogna creare contenuti utili, di qualità e pure piacevoli. La scrittura in tutto questo è, pertanto, fondamentale.

…meglio chiedere aiuto

Sovraccarico di responsabilità e frammentarietà del tempo a disposizione possono rivelarsi tuttavia fattori critici e spesso insormontabili per tali esperti. Senza trascurare il fatto che non si può pretendere – da chi ha attitudini, studi e professionalità di altro tipo – anche una spiccata propensione alla “buona” scrittura: a volte, la sola idea di dedicarsi alla stesura di un testo può trasformarsi in un incubo.

Ecco perché incaricare un consulente specializzato è quasi sempre la decisione più opportuna.

Ma all’identikit del professionista ideale – cui affidare la “traduzione in belle parole” dei propri pensieri e delle proprie conoscenze – è giusto dedicare un altro post.

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